Musica, canti, coro

“Non trovai più pace quando Gianluca vide per la prima volta la chitarra nel baule della mia macchina.”, racconta Stefano, “Tanta era la sua insistenza che dovetti cedere e ci ritrovammo seduti di fronte l’uno all’altro nel salone di Bagnarola. Era chiaro il suo intento ma meno lo era il motivetto che canticchiava e che pretendeva che io, dilettante allo sbaraglio, cominciassi a suonare come se lo avessi sempre conosciuto. Lentamente però gli accordi cominciavano a sedersi comodamente l’uno accanto all’altro e le parole della canzone ne facevano da cuscino: “Carillon…”. In pochi minuti lui cantava a squarciagola ed io mi lasciavo dolcemente trasportare dalla melodia: “Mamma, sono ancora il tuo bambino…”. Mi fissava e ripassava con la mente quei ricordi della comunità per tossicodipendenti che gli aveva permesso di ritrovare un po’ di fiducia in se stesso. I canti facevano parte di un momento d’unione fondamentale per la loro ripresa e quei momenti me li stava trasmettendo attraverso semplici parole di una semplice canzone. In quell’incontro, dove la preghiera sposò il canto, noi fummo testimoni di un matrimonio che ancora oggi esprime amore e gioia. Da un seme piantato in quella comunità di ragazzi sfortunati, era cresciuto un fiore e nuovi semi erano stati trasportati da quel vento d’amore che era Gianluca, arrivando a fecondare il nostro giardino. In seguito ci facemmo spedire dalla comunità “Incontro” testi ed accordi dei canti che i ragazzi intonavano nel loro tempo libero e nelle funzioni religiose. Quei canti ci emozionarono, ci diedero forza e coraggio ma, quel che più conta, anche in noi fecero nascere un momento d’aggregazione e gioia. Cominciarono a circolare le prime fotocopie e il nostro gruppo di preghiera si trasformò in un gruppo di preghiera e canto. Quando Gianluca ci lasciò, stroncato da un male incurabile, continuò a vivere anche in quei canti, in quelle parole dolci e crude, scritte con il dolore della speranza e dell’amore. Da quel giorno ogni nostro incontro di preghiera si apre e si conclude con un canto, con una melodia al Creatore. Quel giorno nacque il coro ma soprattutto nacque la voglia di pregare in maniera diversa per noi, concordi con le parole del Santo che diceva: “Chi canta prega due volte”.”.

Quel seme di cui parla Stefano nella sua testimonianza ha dato vita ad oltre 150 canti, le cui parole sono preghiere nate nella Comunità ed hanno animato messe, momenti di preghiera, ritiri spirituali, pellegrinaggi ed anche tanti momenti di convivialità.

Negli ultimi anni, la Comunità ha allestito al suo interno un piccolo studio di registrazione dove voci, musica ed immagini si fondono in armonie sempre nuove per dare lode al Signore e diffondere il Suo messaggio attraverso i canali telematici.